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Pop Up Newsletter Ha Senso Usarli?

Pop up newsletter ha senso usarli?


I pop up per l’iscrizione a una lista sono fastidiosi tuttavia vengono ampiamente usati dai brand per fare acquisizione di contatti. Nelle prossime righe valuteremo se e come impiegarli sulle pagine web di un sito o di un e-commerce seguendo i migliori suggerimenti per farlo. 

Con i pop up puoi:

  • attirare persone a iscriversi alla tua lista di contatti email
  • presentare le tue iniziative e novità
  • acquisire nuovi clienti

Pop up newsletter e altri banner

Sentiamo spesso parlare di “cecità alla pubblicità” o banner blindness per riferirci a quel fenomeno per cui il nostro occhio passa oltre un banner o un inserto che mostra contenuti commerciali, in quanto ormai siamo abituati a riconoscerli.

I pop up che si aprono sul sito rientrano proprio in questo genere di categoria visto che navigando siamo esposti all’ormai più che diffuso formato in sovrimpressione che ci informa sull’uso dei cookie e a tutti quelli che ci suggeriscono di scaricare ebook, white paper realizzati dal brand oltre alle più recenti finestre di chat.

Anche su questo blog sono presenti vari pop up per invitare le persone che transitano sulle pagine web a lasciare il loro contatto email per creare un legame con i clienti e futuri tali.

In realtà questa pratica è molto diffusa ma altrettanto detestata. Arrivare alla fine di un articolo essendo costretti a chiudere più finestre di notifiche che si aprono all’improvviso durante la navigazione, diventa fastidioso.

Già Google alcuni anni fa informava di non abusare di questa pratica soprattutto via mobile, tanto da introdurre specifiche istruzioni su come mostrare i banner commerciali. Se troppo invadenti, infatti, avrebbero pregiudicato il posizionamento del contenuto nei risultati di ricerca su telefonino e tablet.

Eppure continuiamo a usare questi formati, come mai?

Ho letto di recente i risultati del test eseguito da reallygoodemails secondo i quali il pop up per l’iscrizione alla newsletter è stato sospeso volutamente per alcune settimane. Come si evince dal grafico condiviso, il numero degli iscritti alla loro mailing-list iniziava ad assottigliarsi in modo rapido per effetto di cancellazioni, rimbalzi e altro.

Iscritti alla lista di reallygoodemails

Una strategia di list building dovrebbe sempre essere prevista per garantire la stabilità del traffico e una buona reputazione del dominio che spedisce le newsletter. Quando i disiscritti e i reclami aumentano troppo rispetto a chi apre e clicca si rischia di finire nello spam a ogni nuovo invio. 

Rispetto all’iscrizione, potremmo sempre contare su un’azione spontanea del traffico che passa sul nostro sito, purtroppo però, anche la statistica della piattaforma digitale Privy conferma che la conversione è esigua, intorno all’1% se non meno, mentre proprio l’uso del pop-up magari accompagnato da un incentivo, come, ad esempio, offrire una risorsa gratuita o nel caso di un e-commerce un codice sconto, aumenterebbe fino al 5% la possibilità di optin nella lista.

Di certo è possibile attivare anche campagne advertising per incentivare l’iscrizione alla nostra lista allo scopo di crescere più velocemente ma, dopo tutto, l’uso del pop up per quanto fastidioso si rivela molto utile allo scopo praticamente a costo zero.

Best practice sull’uso dei pop up

L’uso dei pop up sono una pratica per aumentare il tasso di registrazione alla propria lista, proponendo contenuti utili e pertinenti in base alla pagina visitata. Ad esempio, alla persona che sta leggendo un articolo relativo all’email marketing su questo blog è possibile proporre di scaricare un report sull’argomento mentre a chi si trova su un post collegato a contenuti di social media, sarebbe meglio inviare una survey o invitare a scaricare template inerenti a come creare post Facebook o Instagram.

Altri aggiustamenti per migliorare la conversione del pop up di optin alla newsletter sono di chiedere solo i dati indispensabili, come email e nome perché maggiori informazioni chiederai, più alta sarà la probabilità che la persona si scoraggi a compilare il modulo.

Secondo la ricerca di Sleeknote il numero ottimale sarebbe proprio di due campi di database. Lo stesso report, indica che nell’84% dei casi aggiungere un’immagine al formato in sovrimpressione migliora il tasso di iscrizione (3,80% verso 2,07%).

Relativamente a iniziative stagionali, legate ad esempio ai saldi del periodo natalizio o del Black Friday, puoi aggiungere un countdown al pop up per aumentare il senso di urgenza e spingere quindi a compiere un’azione sul pulsante call to action.

Per restare nel campo degli esempi, potresti usare dei social-proof, mostrando il numero di iscritti o i feedback di chi riceve già i tuoi contenuti allo scopo di accrescere l’autorevolezza della tua proposta e, quindi, spingere le persone a lasciarti la loro mail.

L’invito è anche quello di fare dei test. Ci sono molti plugin e servizi dedicati all’optin che consentono uno “split test” sulle prestazioni del pop up. Al tempo stesso potresti utilizzare anche gli strumenti gratuiti di Google come Optimizer per mettere a confronto colore e grandezza del pulsante call to action piuttosto che l’headline da mostrare come titolo del banner. O l’immagine stessa mostrata nel form.

Quando far comparire il pop up

Nelle impostazioni di configurazione del pop up potrai  indicare il momento in cui il banner dovrà comparire. In genere puoi scegliere se mostrarlo all’utente in coincidenza con la sua intenzione di abbandonare la pagina, exit intent, dopo un tot di secondi, timed trigger, e/o dopo una certa percentuale di scroll dei contenuti.

L’ideale sarebbe di mostrare il banner circa otto secondi dopo l’apertura della pagina.

Puoi prendere queste decisioni anche controllando in Google Analytics il tempo medio che le persone trascorrono sul tuo sito e stabilire se e quando mostrare il banner. Molto dipenderà dalla lunghezza dei tuoi articoli e da come è fatto il tuo sito, blog o e-commerce perché la fruizione dei contenuti potrebbe variare di molto così come la percentuale di pagina visitata dai tuoi lettori.

Secondo la ricerca di Sleeknote servizio per creare pop up e banner, il 35% risulta essere una buona percentuale.

Plugin WordPress

Oltre ai brand già citati in questo articolo, ci sono tantissimi servizi che puoi usare per far iscrivere le persone tramite pop up alla tua newsletter, soprattutto se usi WordPress come CMS, ad esempio, Popup Maker, Mailchimp for WordPress (MC4WP) o Optinmonster. Il consiglio è sempre quello di fare dei test e di aggiungere sempre il link alla tua Privacy Policy per rendere il form online conforme alle richieste del Gdpr.

Come misurare la UX di un form online

Per individuare i passaggi critici in cui gli utenti si bloccano e/o abbandonano la compilazione di un form puoi impostare degli obiettivi di conversione da monitorare tramite i pannelli di Google. Soprattutto se i campi presentati vanno ben oltre la richiesta del nome e dell’email, quindi non solo pop up e registrazioni alla newsletter ma più in generale moduli che portano a una transazione.

Google Analytics mostrerà la percentuale di persone che completa la registrazione mentre gli A/B test di Optimizer mostreranno quella sul front-end del form online. Un altro strumento utile per verificare la user experience sui campi di un form di registrazione potrebbe essere, nella versione premium, Hotjar attraverso i tracciamenti con le mappe di calore e/o la piattaforma paperform.co.

Conclusioni

I pop up disturbano ma, molto spesso, mettono in primo piano contenuti che avremmo ignorato o che per pigrizia non avremmo richiesto. Anche se molti li chiuderanno senza neanche leggere di che si tratta, questi formati in sovrimpressione sono cruciali per attività di crescita e mantenimento in salute della lista.

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